L’esaltazione della Santa Croce sotto una nuova luce
Domenica 14 settembre 2008.
La festa del giorno, l’esaltazione della Santa Croce, celebrata sull’altare del Calvario al Santo Sepolcro, ha brillato quest’anno di luce nuova. La liturgia, presieduta da fra Artemio Vítores, vicario custodiale, ha seguito la liturgia tradizionale. E in senso proprio, però, che si deve intendere l’espressione "luce nuova".
Come Guardiani dei Luoghi Santi, i Francescani hanno
una triplice missione: la preghiera, l’animazione spirituale e la
manutenzione. È questa tutela del patrimonio che li ha spinti
quest’anno ad iniziare i lavori di restauro nella cappella del Calvario.
Il Santo Sepolcro è simile ad un condominio costituito di spazi comuni e di spazi privati. Lo Statu Quo potrebbe essere considerato come il suo regolamento. Se tutti i lavori,
tutte le sistemazioni, e, persino i tempi di pulizia nei luoghi comuni
- nonché, naturalmente, i loro usi - sono strettamente codificati, i
luoghi privati, i loro usi e la loro manutenzione sono lasciati alla
discrezione dei proprietari.
"I lavori realizzati nella cappella del Calvario
riguardano l’illuminazione" spiega Giuseppe Bellucci, direttore
dell’impresa di famiglia Bellucci Echi e Luci di Martina Franca, in Italia. "Sono stati commissionati da fra Michele
Piccirillo ofm, della Commissione custodiale di arte sacra, il
quale si era reso conto che il mosaico si deteriorava qua e là sotto
l’effetto del calore emesso da due delle lampade. Questa è stata la
motivazione principale dei lavori. Tutta l’illuminazione è stata
rivista. Abbiamo istallato delle lampade di tipo LED (Lampada a diodo
elettroluminescente) che, oltre alla peculiarità di un consumo
elettrico molto basso, hanno il vantaggio di non rilasciare calore.
Tutto l’impianto di illuminazione, inoltre è stato pensato per
valorizzare l’architettura stessa del luogo". Ed è vero che la cappella
del Calvario, interamente illuminata, presenta un aspetto nuovo. I
mosaici che ne ornano le volte usufruiscono adesso di una luce diffusa
in modo uniforme, diventando, così, leggibili come non mai. Si
percepisce in Giuseppe la soddisfazione professionale dell’artigiano
che ha fatto un buon lavoro, ma, se ne parla con tanta emozione, è
anche perché è cavaliere dell’Ordine del Santo Sepolcro, e, che, in
questo modo, ha potuto, con discrezione, portare la sua pietra
all’edificio.
E con questa nuova illuminazione che la celebrazione ha avuto inizio, davanti ad un’assemblea numerosa e raccolta. Nella sua omelia, fra Artemio Vítores ha ricordato le origini della festa, ricordando il 14 settembre 335
quando ebbe luogo la dedicazione della basilica costantiniana della
Risurrezione. Una festa che, nella Chiesa primitiva ancora impregnata
di cultura ebraica, si iscriveva nel solco spirituale della festa di
Sukhot ("festa delle capanne" o dei Tabernacoli, spesso chiamata "Festa
delle Tende"). È, però, sulla follia della Croce, trono di Gesù
Nazareno re dei Giudei, che fra Artemio ha voluto centrare la sua
riflessione. "La croce sembra essere una totale assurdità, un "suicidio
della ragione" secondo l’espressione del filosofo Nietzsche. È questa
croce, tuttavia, che sfoggiamo, che esaltiamo perché è il fondamento
della nostra fede. "Gesù regna mediante la croce. Il Cristo è stato
crocifisso per la tua salvezza, per la mia". Proprio questa salvezza
ottenuta non con la spada ma con il legno della croce che l’assemblea
ha festeggiato oggi. Non c’era, dunque, nell’adorazione della croce che
ha concluso la celebrazione, la venerazione del dolore ma il
riconoscimento della salvezza che ha ottenuto al genere umano. È questo
che consente ai cristiani di cantare "O croce, unica nostra speranza".